Home Attività Iniziative Sociali

Ormai rotti a “qualsiasi” esperienza marinara e padroni del mezzo io e Lara ci siamo lanciati in questa nuova impresa. Trovate le barche e ingaggiato l’equipaggio ci incontriamo la sera prima allo spaccio (coop) per riempire (nel vero senso della parola) la cambusa.
La partenza è prevista per Venerdi sera dopo cena, ma il pomeriggio io sono già al porto del Puntone di Scarlino insieme all’armatore, il collaudato Alessandro DeRomanis, per ricevere istruzioni (leggi imparare a fare manovra affondando meno barche possibile). Questa per me sarà infatti la prima esperienza da “Comandante” o Skipper (che è più figo) e la cosa mi preoccupa non poco.
All’imbrunire comincia ad arrivare la ciurma e così prendiamo posto a bordo; io timonerò il Castore un Jeannau 37” insieme a Stefano, Daniele, Marco e Silvia, mentre sul Dodo, un Jeannau di 43” ai comandi di Damiano e signora, ci sono Sonia, Lara, Giulio insieme al babbo grande appassionato di mare, e il Bondi a fare da contrappeso.
Consultate le carte e il bollettino meteo, decidiamo prudenzialmente di posticipare la partenza alla mattina seguente a causa di un Grecale teso che durante la notte fa suonare minacciosamente le sartie.
Il giorno seguente di buon ora lasciamo il porto in direzione del versante Nord dell’Elba; le previsioni infatti promettono Scirocco e preferiamo stare a “ridosso”. La navigazione a motore procede tranquilla ma ad un certo punto il colpo di scena! Il timone del Dodo ci abbandona e assistiamo impotenti mentre la barca compie strane evoluzioni, prime di capire cosa stia succedendo. Il danno ci fa perdere un po’ di tempo, ma viene tamponato con una riparazione di fortuna grazie alla maestria di Damiano e del suo equipaggio, così la navigazione può riprendere mentre alcuni branchi di Delfini ci scortano durante il tragitto.
Arriviamo a Capo d’Enfola dove gettiamo l’ancora per il pranzo. Intanto il meteo non è affatto rincuorante e così decidiamo di passare la notte in porto anziché in rada. Entriamo a Portoferraio nel tardo pomeriggio e io devo per forza compiere la mia prima manovra da solo; tutto perfetto se non fosse che mi dimentico di preparare le cime d’ormeggio, una cosuccia da niente!
Ci concediamo una passeggiata per le vie dell’antico borgo fortificato prima di ritornare alle barche e fare cena a base di Palamite pescate a traina.
Domenica mattina ci svegliamo sotto uno Scirocco teso, l’ideale per andare a vela. Mollati gli ormeggi tiriamo su le vele e partiamo sparati in direzione Ovest; sottocosta il mare è calmo ma il vento che scende dalle montagne spinge la barca fino a toccare i 9 nodi di velocità! Giunti a Capo S.Andrea sotto al Monte Capanne, il vento cessa e ci fermiamo per un bagno in queste splendide acque. Io e Marco indossiamo la muta e scendiamo in acqua per un brevissima battuta di pesca peraltro infruttuosa (manco a dirlo!)
Mentre rientriamo vediamo il Dodo ripartire; con il timone in quelle condizioni è meglio prenderla con calma. Dopo circa un’ora anche noi salpiamo l’ancora e ripartiamo. Il vento in questo versante è assente, il mare liscio come l’olio e dobbiamo procedere a motore, mentre facciamo pranzo.
Di fronte a Portoferraio l’ennesimo branco di Delfini viene a salutarci, stavolta sono vicinissimi e ci passano proprio sotto la barca. Arrivati a Capo della Vita lo Scirocco gonfia finalmente le vele del Castore e attraversiamo di Bolina il Golfo di Follonica alternandoci al timone sotto un cielo plumbeo e qualche goccia di pioggia ma con l’entusiasmo che solo la navigazione a vela riesce a infondere.
Andiamo incontro a minacciosi nuvolosi carichi di pioggia e tutti sperano di arrivare prima che il diluvio si riversi su di noi. Procediamo spediti fino al porto di partenza dove troviamo ilDodo già ormeggiato e qui mi aspetta la fase più difficile e delicata: l’attracco! Fare manovra con un bus di 11 metri senza le ruote non è proprio come guidare la mia vecchia Polo, ma memore dei consigli del “DE” e con qualche goccia di sudore freddo, riesco senza spargimenti di vetroresina a rimettere il Castore al suo posto.
Poi, sistemati gli ormeggi, scaricati i bagagli dalla barca e caricati sulle macchine ci aspetta un mesto rientro alle nostre case lontane dal mare, sotto una pioggia battente.
Certo, stavolta Nettuno non c’ha voluto proprio bene, ma chi va per mare deve essere preparato ad ogni situazione e tutto sommato, nonostante la sfortuna ce la siamo cavata abbastanza bene.
Certamente ci siamo divertiti: la navigazione a vela, la pesca, la vita in barca, fermarsi nei porti, i delfini, tutte cose entusiasmanti alle quali non siamo certo abituati e che ci hanno avvicinato, anche se solo per un fine settimana, ad una dimensione antica e romantica più vicina agli elementi della natura, che ci ha fatto apprezzare a pieno questo misterioso ed affascinante mondo: il mare.

Lo Stade

 

Vedi foto Weekend in barca a vela all'Isola d'Elba

 

Iniziative Sociali