Domenica 10.04.2011 con il "fratellino" abbiamo programmato una uscita in mare, il compagno di sempre, Antonio Montomoli, ci ha abbandonati per problemi fisici, ma sopratutto per preservarsi per la gara in programma all fine della settimana seguente.

Peccato, Antonio sembrava in ottima forma, domenica scorsa aveva infiocinato sotto le mie pinne, una Corvina di 1,650 kg, su un fondale di una quindicina di metri... speriamo si ripeta in gara.

Mi ritrovo con Michele al Puntone di Follonica alle 7:30, ancora non abbiamo deciso dove andare, ma la gara sociale dell'LNI Follonica in programma di fronte a Torre Mozza agevola la nostra pianificazione, prima tappa Prcelli! Caliamo il gommone in compagnia dei follonichesi, veloce vestizione e si parte.

Il Dio Nettuno ci regala una giornata ideale: mare leggermente increspato, con leggera brezza di maestrale; cielo lievemente coperto, ma le previsioni assicurano un sole quasi estivo. Pochi minuti di navigazione e stiamo giù calando l'ancora vicino ai Porcelli. In mezzo agli scogli affioranti scorgiamo un pallone, ma sembra sulla via del ritorno, mentre barche alle prese con la trainetta si danno il cambio continuamente. Gli ultimi preparativi e ci caliamo in acqua ancora freddina - 14 gradi - con una visibilità di cinque, sei metri.

Entrambi andiamo a caccia grossa, Michele con il suo 115 Mister Carbon, io con il Geronimo 95, confidiamo che la miglior tecnica in queste condizioni sia l'aspetto.

Inizio con dei tuffi nell'acqua bassa, anche perchè in profondità la visibilità diminuisce. Provo su entrambi i fronti della scogliera, ma alla fine, mi tengo sul versante nord  sempre per cercare la miglior visibilità, seppur il fondale sia peggiore. Dopo un'ora scarsa ho visto poco e niente e decido di andare verso lo scoglio dello Sparviero, da lontano scorgo il fratello intento anche Lui ad attraversare il piccolo canale.

Dopo alcuni tuffi trovo una zona, sui dieci di metri di profondità, dove la corrente è più forte, c'è molta mangianza, per la maggior parte castagnole, pedagno il pallone è eseguo il primo tuffo. Salpe, saraghetti e dietro un sasso appaiono improvvisamente tre cefali, sopravvaluto il mio fucile e sparo....padella!

Provo a spostami, ma la visibilità peggiora, pertanto decido di tornare dove ho visto più movimento.

Scendo mi appoggio sul fondo sotto un bel sasso puntando il fucile verso destra...improvvisamente da dietro lo scoglio appare la preda più ambita e più difficile per ogni pescatore apneista, sua maestà il dentice!

Non riesco a trattenere il mio stupore e cerco, con un movimento repentino, di allineare il mio arbalete sulla sinistra. La preda, neppure tanto spaventata, si allontana sorniona e mi impedisce di scoccare la tathiana....non è finita! Sulla destra, dove avevo il fucile puntato precedentemente, mi appare il compagno con dietro un orata da chilo che sembra nel confronto un pesciotto di pochi etti. Anche loro non sono allineati e scompaiono nel torbido.

Risalgo imprecando, con la paura di aver sprecato l'occasione d'oro, erano davvero vicini. Penso subito che i dentici sono territoriali..."se mi muovo bene avrò un'altra occasione".

Mi tuffo....mi rituffo e così per cinque, sei volte, finche non li rivedo, ma questa volta sono solo delle ombre lontane, quasi dei fantasmi.

Incomincia a balenare la delusione "non si avvicineranno più!", ma continuo imperterrito la mia serie di tuffi cercando di eseguirli nella migliore tecnica e tirando l'apnea sui miei massimi livelli.

In superficie ritrovo Michele, gli racconto delle due "bestie" e gli dico di stare in zona. Intanto mi sposto di pochi metri, mi ventilo e scendo. L'acqua è un può più torbida, ma la posizione in mezzo a due scogli è buona, passano un può di secondi e.....si materializza.....arriva dritto, dritto.....attendo un attimo finche mi mostra il fianco....sparo! centrato!

Il mulinello parte velocemente.....la reazione è violenta verso il fondo, ma ho il tempo di vedere che è insagolato, ma tale visione non mi tranquillizza, il polverone sotto gli scogli mi conferma che si sta dimenando con tutta la sua forza.

Torno in superficie, adrenalina a mille, con il fucile in mano aspetto che Michele riemerga, i secondi sembrano interminabili, eccolo! gli urlo di avvicinarsi.

Prima che arrivi faccio un ulteriore tuffo, seguo il filo, giro tutto lo scoglio e lo vedo lì, che continua a dimenarsi, ma con meno veemenza, il colpo è stato perfetto, non riesco a portarlo su perchè l'asta è incastrata, mentre risalgo vedo il "fratellino" scendere e con una sua fucilata assicura la cattura.

Lo portiamo in superficie è splendido, i colori indimenticabili, la soddisfazione indescrivibile e ancora una volta posso condividere questa indelebile esperienza con una delle persone a me più care.

La giornata non ci regalerà altre momenti rilevanti, ma direi che tre chili e tre di dentice possono bastare.

dentice

 

Avevo anche un po' da fare, ma la voglia di mare era già da tanto tempo che mi faceva pizzicare le dite e per l'appunto erano proprio 60 giorni precisi da quel 4 novembre delle aguglie. L'invito di Fabrizio è capitato proprio a pallino:.....OK VENGO !!!

Già il racconto di ciò che aveva fatto qualche giorno prima mi dava sollucchero, poi andare in un posto per me totalmente nuovo, me ne dava ancora di più. Ben presto si arriva a Porto Ercole per il varo del gommino fra lo sguardo di stupore dei vecchini del porto, vista la temperatura dell'aria, mentre invece quella dell'acqua era sopportabile.

Doppiamo l'Avvoltore e ci dirigiamo alla Torre Ciana. Io conosco solo la parte oltre la torre lato Isola Rossa, mentre Fabrizio conosce a menadito tutta l'area di pesca. Gli scatto qualche foto di rito ed anche all'ambiente che mette in mostra i ripetuti movimenti tellurici che hanno fatto annoccare gli strati di roccia tufacea e lavica delle pareti circostanti. Ambiente bellissimo. Ed anche sott'acqua è tutta una serie di sassoni ammassati uno sull'altro e che poggiano sul fondo ghiaioso. Visibilità decente e temperatura intorno ai 14°.

Molta mangianza sia in superficie che a fondo; saragotti, tanute e minutaglia varia. Vado verso nord e Fabrizio a sud. Dopo un'ora lui torna con tre belle sciorine ed io mi ritrovo con un piccolissimo Dentice e due saraghi pizzuti (niente di chè). Nel frattempo, durante una ricarica dell'Arbastade, mi scivola il calcio che disavvedutamente avevo appoggiato fuori dalla protezione sternale e strappo la PoloSub da 6,5 proprio all'altezza dello stomaco. Meno male che non ho mai sofferto di freddo, altrimenti la giornata sarebbe finita indecorosamente.

Ci spostiamo un po' più a nord ed approfitto per alzare il panta ed abbassare il più possibile la giacca per ovviare alle entrate di acqua e ci riesco all'80%, però resisto stoicamente impegnato alla ricerca della regina dell'inverno. Dopo circa un'altra ora a vuoto, mi avvicino a Fabrizio in una punta frastagliata dove c'è molta corrente da sud che francamente mi da un po' fastidio. Scendo a sette, otto metri fra i sassoni e mi appoggio sulla ghiaia; dieci, quindici secondi ed all'improvviso si materializza un capoccione scuro a bocca aperta e con gli occhi fissi su di me; ha la testa come un popone ed è fermo a portata di tiro; allineo l'Arbastade e sdeeenggghhhhh !!!!

Presa !!!  Si porta via subito 4/5 metri di sagola, s'infila velocemente sotto un sassone e non la vedo più, solo un po' di polverone. Risalgo con calma e con la sagola in tiro; la sento vibrare sotto le sue scodate e sono sicuro di rivederla sotto il sassone al tuffo successivo che faccio subito dopo. Invece con mia grande sorpresa e disappunto ci trovo solamente l'asta vuota con un po' di carne attaccata al perno dell'aletta. Che peccato!! Sicuramente andrà a morire chissà dove e la mangieranno i gronghi, perchè lo sparo era stato indirizzato con l'intenzione di cucirla. Si vede che all'ultimo momento si è mossa ed invece di cucirla l'ho presa in pelle o poco più.

Ricarico in fretta e mi metto alla sua ricerca disperata nella illusoria intenzione di rivederla, sfruttando il chiarore della sua pancia. Non sento nemmeno il freddo allo stomaco!!  Niente,giro a vuoto per un po' e poi faccio un ulteriore tuffo nelle vicinanze e non appena appoggio la mano sx a terra ecco un branco di spigole che con fare spedito mi viene incontro.

La prima è la più grande e non appena entra nel raggio d'azione dell'Arbastade si becca una fucilata che la blocca dalla gaggia sx alla coda e resta secca. Porca putt...... è una femmina!

Mi dispiace, ma  non posso far altro che alzarla per farla vedere a Fabrizio che è nelle vicinanze e che mi fa vedere la sua, ma che si rammarica per tre o quattro padelle fatte a ripetizione ad un'orata, un barracuda e qualche altra spigola. Io sono appagato della giornata a mi invio al gommino, Fabrizio insiste ancora un po' ma senza ulteriori risultati. Il cielo s'ingrigisce al sopraggiungere della sera ed appena in porto riceviamo i complimenti dei solti vecchini della mattina che ci avevano visti partire e che erano stati tutto il giorno davanti ad un bicchiere di vino alla bettola davanti all'imbarcadero.

Luciano Maroni